Prato, accompagamento al Cie

Un trentaseienne cinese è stato accompagnato al Centro di Identificazione ed Espulsione di Trapani.
L’uomo si era presentato spontaneamente in questura per fare da interprete ad un suo connazionale che doveva sporgere una querela ma non era in grado di parlare in lingua italiana.
La polizia aveva invitato il querelante a far giungere in questura un interprete di fiducia, ma quando questo era arrivato, gli agenti hanno effettuato i dovuti controlli sul suo conto.
Scoprendo che l’uomo aveva presentato richiesta del rilascio del titolo di soggiorno, ma la questura aveva risposto con un rifiuto a maggio del 2012.
Non si sa per quale motivo lo straniero voleva sporgere denuncia. La notizia è stata riportata in breve dal sito del Tirreno, con tanto di disclaimer in cui il sito non si assume alcuna responsabilità sul contenuto dell’articolo. “La fonte è la sola responsabile per l’accuratezza delle informazioni riportate nel contenuto”. In questo caso la fonte è la Questura di Prato.
L’articolo finora non ha ricevuto commenti o condivisioni da parte degli utenti del sito.
In questi anni è capitato varie volte che stranieri, presentatisi alle autorità di loro iniziativa, sono stati espulsi.
Nel 2008 un trentacinquenne egiziano a Licata era andato dai carabinieri per denunciare il suo datore di lavoro che non gli aveva pagato la giornata, ma ha ricevuto in cambio un decreto di espulsione in quanto clandestino.
A gennaio del 2012 un tunisino è andato al Cie di Modena a trovare un amico, ed è stato arrestato, essendo lui stesso irregolare.
A marzo 2012 numerosi stranieri si sono presentati all’ufficio immigrazione di Roma spinti dalla notizia falsa di una sanatoria che li riguardava. Alcuni di loro sono stati portati al centro di espulsione.
A febbraio dell’anno scorso un pachistano trentaquattrenne si è presentato in questura a Ravenna per chiedere asilo politico. Ha ricevuto un decreto di espulsione, avendone ricevuto in precedenza un altro, “con la facoltà di riformulare la sua richiesta di asilo, rivolgendosi all’ambasciata italiana del suo Stato, o dello Stato in cui si recherà”.
Molti stranieri ebbero dei problemi con la cosiddetta “sanatoria truffa” del 2009, dove tutte le pratiche erano nelle mani del datore di lavoro. Il quale li illudeva di averli regolarizzati, lasciandoli nell’irregolarità. E non poteva essere denunciato per truffa, appunto perché gli stranieri che dovevano sporgere denuncia erano irregolari.
Nel 2010 i mass media scrissero che chi denunciava avrebbe ricevuto il permesso di soggiorno. Ma le associazioni che si occupano di immigrazione dovettero emettere dei comunicati per mettere in guardia gli stranieri: non c’erano automatismi, in quel caso, e chi avesse sporto denuncia rischiava comunque di ricevere un’espulsione dal territorio nazionale e una denuncia per aver aggirato le norme sull’emersione.

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