Torino, chieste condanne per 37 anarchici

Il pubblico ministero ha chiesto di condannare 37 persone, nell’ambito di un processo riguardante le proteste contro le politiche sull’immigrazione.
La notizia è stata riportata dal sito Nuova Società.
I fatti in questione risalgono al periodo che va dal 2008 al 2010. Si tratta di tre episodi: un’incursione al convegno tenuto dall’assessore comunale Ilda Curti, un blitz nella sede della Lega Nord, e un altro nella sede della Croce Rossa (che all’epoca gestiva il centro di espulsione torinese).
Per sette imputati è scattata la prescrizione, mentre per altri 10 la procura ha chiesto l’assoluzione.
La pena minima tra quelle richieste è di 1500 euro di multa, la massima è quella di un anno e dieci mesi.
Il sito non specifica quando arriverà la sentenza.
Le accuse contro gli imputati sono di violenza privata e diffamazione (non si sa nei confronti di chi).
Sul web non si trovano approfondimenti e interviste per chiarire come si sono svolti i fatti.
Ilda Curti (Pd) è assessore comunale a varie cose tra cui la “multiculturalità e integrazione dei nuovi cittadini”.
A febbraio dell’anno scorso ha concesso una lunga intervista a Radio Beckwith Evangelica (emittente finanziata coi fondi dell’Otto per mille destinati alla Chiesa Valdese), subito dopo l’approvazione da parte del Consiglio Comunale di una mozione che chiedeva il superamento dei Cie.
Nel corso della audio-intervista la Curti diceva più volte che i centri di espulsione sono “luoghi di sospensione del diritto”, li definiva “buchi neri” in cui gli stranieri vengono rinchiusi “non per quello che hanno fatto ma per quello che sono” senza che vengano garantiti i diritti della difesa. La Curti affermava inoltre che bisogna rivedere le modalità d’ingresso degli stranieri in Italia.
Rbe in quell’occasione aveva intervistato anche Vittorio Bertola, consigliere del Movimento 5 Stelle. Il quale aveva spiegato di essere favorevole alla chiusura del Cie, ma di volere anche stabilire una procedura alternativa per espellere chi non è in regola. Visto che la mozione presentata in Consiglio da Sel non metteva in chiaro questo aspetto, Bertola aveva votato contro.

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