Potenza, incontro task force Regione – Caritas

Si è svolto a Potenza un incontro organizzato dalla Task Force Migranti della Regione Basilicata in collaborazione con la Caritas Italiana per illustrare i risultati ottenuti dal piano di accoglienza per i lavoratori nel Melfese – Alto Bradano.
La notizia è stata riportata sul sito La Prima Pagina.
Il piano ha permesso di assumere regolarmente attraverso il Centro per l’Impiego di Lavello 913 migranti a fronte di 923 iscritti nelle liste di prenotazione.
Nel 2013 i lavoratori assunti erano stati 597.
Sembra si tratti soprattutto di persone impiegate nella raccolta del pomodoro.
Le uniche due regioni in Italia ad effettuare “interventi sistemici per l’accoglienza e la lotta al caporalato” sono Basilicata e Puglia.
Si legge nell’articolo che la Caritas ha “accolto la proposta per la sottoscrizione di un protocollo con la Regione Basilicata che affronti nel suo complesso le politiche per i migranti volte all’attuazione di misure concrete, anche utilizzando le risorse europee per recuperare l’ex Cie di Palazzo San Gervasio”.
A quanto pare la struttura non è ancora utilizzata, sebbene la sua apertura fosse stata prevista parecchio tempo fa.
Il centro è stato chiuso nell’estate 2011. A settembre 2014 Raffaella Cosentino scriveva su Repubblica che erano in corso lavori di ristrutturazione per un costo di oltre tre milioni di euro, stanziati dal Governo Monti.
“In teoria i lavori dovevano essere conclusi alla fine dello scorso anno, ma poi non se ne seppe più nulla”, scriveva la giornalista, che aveva così “chiesto lumi” al sottosegretario all’Interno Domenico Manzione. Il quale aveva risposto che non solo non erano stati decisi i tempi di riapertura, ma neanche la funzione che dovrà avere la struttura una volta riaperta.
In teoria, secondo il sottosegretario, potrebbe succedere come a Bologna, dove il Cie è stato riconvertito a centro di accoglienza per i profughi.
Eventualmente con relative spese di riconversione: se si montano le porte blindate in vista di un uso detentivo della struttura, poi sarà necessario smontarle in caso si decida di trasformarla in centro di accoglienza (come è successo a Bologna).

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