Ponte nelle Alpi, protesta dei profughi

Un gruppo di stranieri ospitati presso il centro di La Secca, a Ponte nelle Alpi, provincia di Belluno, ha protestato per “le condizioni in cui vivono”. Lo scriveva venerdì 22 agosto il Gazzettino.
Secondo il sito del quotidiano, i profughi hanno presentato cinque richieste: un posto migliore dove stare, cibo africano, una carta d’identità, cure mediche e lezioni di italiano.
Si trovano nel centro da 4 mesi, e dicono di averli trascorsi in condizioni umilianti.
Nel centro sarebbero ospitate 40 persone a fronte di una capienza massima di 24. C’è uno solo bagno per piano, e un unico rasoio elettrico in totale.
Gli stranieri si sentono isolati, e non viene dato loro nulla da fare per tutto il giorno.
Il Gazzettino pubblica anche un reportage fotografico della protesta. In alcune immagini gli stranieri mostrano degli scontrini al fotografo, ma a quella questione non si fa cenno nell’articolo.
Giovedì scorso c’è stata una nuova protesta nel centro. Gli stranieri chiedevano di “avere notizie della nostra situazione, visto che a distanza di una settimana dalle nostre richieste non sappiamo nulla”.
A quanto pare per placare le acque le autorità hanno deciso di spostare due di loro in altri centri. Quando è arrivato un pullmino a portare via uno straniero che necessitava di “accertamenti medici”, gli ospiti della struttura l’hanno bloccato, immaginando che si trattasse di un nuovo trasferimento forzato.
Gli stranieri sono venuti a sapere che altri profughi ospitati a Belluno sono in condizioni di vita migliori delle loro. “Siamo tutti uguali, non ci sono profughi di serie A e serie B”, avrebbero dichiarato.
Tutto ciò è finito su Libero Quotidiano, che ha ovviamente raccontato la storia con un tono completamente diverso.
Alle cinque richieste non si fa cenno, ma si sintetizza tutto così: “Ai profughi non piace la pasta: gomme tagliate ai volontari”.
Il particolare delle gomme si trova anche sul Corriere delle Alpi, in un articolo datato domenica 24 agosto. A raccontare l’episodio ai giornalisti è stato don Gigetto De Bortoli, presidente del Ceis di Belluno, che gestisce la struttura e che ha detto di fare il possibile per venire incontro alle richieste degli ospiti. Nei limite del possibile.

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