Bocche cucite, fugge dall’ospedale

Uno dei due stranieri che nei giorni scorsi si erano cuciti la bocca nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, Roma, è fuggito, allontanandosi dall’ospedale di Ostia, in cui era stato portato per sospetta ingestione di lametta, secondo il Corriere della Sera, per un imprecisato “malore”, secondo il Messaggero.
Si tratta del 28enne algerino che nei giorni scorsi si era presentato di fronte al giudice di pace già con le labbra cucite. Il giudice aveva comunque prorogato di un mese la sua detenzione.
Sebbene siano quasi dieci giorni che è in atto la protesta, i mass media online non hanno diffuso i nomi presunti dei due stranieri, né solo entrati nel dettaglio dei loro “piccoli precedenti penali”, né hanno pubblicato una loro foto. Accanto agli articoli ci hanno messo foto di repertorio, degli altri stranieri che all’inizio dell’anno si erano cuciti la bocca nello stesso centro di espulsione, e di cui nessuno sa che fine abbiano fatto.
Scrive il Messaggero che sono due ad essere stati portati al Grassi. Secondo il sito, ad ingoiare la lametta sarebbe stato un altro straniero di cui non si conosce nome, età presunta, nazionalità presunta.
L’uomo avrebbe “dato in escandescenze”, aggredendo i tre agenti che lo piantonavano.
“Bloccato, è stato denunciato per oltraggio e violenza a pubblico ufficiale”, “avrebbe firmato per essere dimesso e sarebbe stato rimandato al Cie”, scrive il sito, in maniera sintetica, senza fare troppi sforzi per cercare di spiegare meglio la situazione.
Intanto si segnala una rivolta nel centro di espulsione siciliano di Pian del Lago, Caltanissetta. In 60 avrebbero tentato di fuggire, lanciando sassi contro le forze dell’ordine.
La notizia è stata snobbata dai principali mezzi di informazione online, è invece riportata da Fanpage, con foto di repertorio di uno straniero qualsiasi.
Risultano feriti tre carabinieri, due militari e due poliziotti.
A Repubblica invece risulta un tentativo di fuggire dal Centro di Prima Accoglienza di Pozzallo, messo in atto da una cinquantina di egiziani, di cui quaranta sarebbero già stati portati all’aeroporto di Comiso, in attesa di rimpatrio

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