Terzo giorno di bocche cucite

Il 28enne algerino che si è cucito le labbra nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, Roma, non ha interrotto la sua protesta neanche per partecipare all’udienza col Giudice di Pace che doveva decidere la proroga del suo trattenimento nel Cie.
Il giudice ha deciso che l’uomo resterà nel centro per altri 30 giorni.
Nessuna novità per l’altro straniero che sta mettendo in atto la stessa protesta, un tunisino di 32 anni, arrivato nel Cie il 22 luglio. Per lui l’udienza col giudice è fissata ad agosto.
La notizia è stata riportata in breve dall’Ansa, e riassunta da vari siti web, tra cui quello del Corriere della Sera, nelle pagine locali. I siti web d’informazione non riportano nomi e foto delle persone in questione, ma usano immagini di repertorio relative alla protesta delle bocche cucite che avvenne nello stesso centro all’inizio di quest’anno.
Secondo Giuseppe D’Agostino, che lavora per il Garante dei Detenuti del Lazio, i due stranieri soffrirebbero di disagi psichici.
Repubblica nei giorni scorsi ha invece scritto che i due “non soffrirebbero di patologie psichiche”.
Il Corriere riporta una dichiarazione isolata di Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, secondo cui “gli immigrati protestano per la norma che prevede l’espulsione dall’Italia per gli stranieri che pure hanno scontato la propria pena e per le condizioni di vita nei Cie”.
Manconi ha pubblicato su Twitter una breve dichiarazione, “i Cie vanno chiusi”, circondata da 6 hashtag, ma senza links.
Scriveva Repubblica, citando la direttrice del centro Floriana Lo Bianco, che il tunisino era già stato recluso a Ponte Galeria per circa un mese fino al 20 maggio scorso, e in quel periodo aveva fatto uno sciopero della fame contro le condizioni e i tempi di permanenza.
Il fotografo Angelo Carconi di recente ha visitato il Cie di Ponte Galeria, scattando un reportage di 25 foto in notturna che è stato pubblicato anche dal sito di Repubblica.

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