Bologna, il Cie diventa un centro di accoglienza

Il Centro di Identificazione ed Espulsione di Bologna sarà usato, a partire da oggi, come centro di accoglienza.
Alcuni pullman sono già partiti in direzione di Salerno per prelevare i 200 profughi che dovranno essere ospitati nella struttura.
Il Cie aveva in origine una capienza di 97 posti. Ora è più che raddoppiata, visto che verranno utilizzati per ospitare i richiedenti asilo anche quei locali che prima erano riservati agli operatori.
Sono già arrivate le nuove reti e i nuovi materassi, forniti dalla Protezione Civile.
Secondo Lettera 43 il Cie è stato chiuso a marzo del 2013. Le autorità locali hanno espresso la loro soddisfazione per il fatto che il centro non sarà più una struttura detentiva.
Il sindaco Merola è sempre stato contrario alla presenza del Cie in città, e in questi mesi ha lavorato per ottenere che riaprisse con un’altra destinazione, come centro di accoglienza anziché di espulsione.
Scrive Radio Città del Capo: “A gestire l’accoglienza il Cara sarà la Ati che si sta occupando di accoglienza ai rifugiati, Lai-Momo, Camelot, Arcolaio e Mondo Donna”.
Il Cie di Bologna è ancora presente nella lista sul sito del Ministero dell’Interno, come uno dei dieci centri di espulsione presenti in Italia. Quello che il sito non dice è che ne sono rimasti attivi soltanto la metà: 5. Gli altri sono in attesa di lavori di ristrutturazione o dell’assegnazione di un nuovo gestore.
Nel nord Italia ne sarebbero presenti quattro: Torino, Milano, Gorizia e Bologna.
Quello di Bologna è ora diventato centro di accoglienza. Quello di Milano è al momento chiuso, ma riaprirà alla fine dell’estate. Anche quello di Gorizia è chiuso, ma la riapertura è prevista all’inizio dell’anno prossimo.
Ne consegue che l’unico Cie attualmente in funzione in tutto il nord Italia è quello di Torino.
Il Consiglio comunale di Torino ha approvato una mozione che impegna il sindaco a chiedere al governo la chiusura del centro di espulsione. A febbraio di quest’anno un senatore del Partito Democratico invece ha detto che “in luogo della chiusura tout court” dovrebbe essere presa in considerazione “l’ipotesi di spostare il Cie fuori città”.

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