Rimpatriato dopo 21 anni in Italia

Un articolo pubblicato su La Città Nuova, blog milanese del Corriere della Sera, racconta la storia di un uomo, quarantunenne, che dopo 21 anni in Italia è stato rimpatriato in Algeria.
L’uomo, Mohamed, ha lasciato sua moglie e i suoi due figli. I quali sentono molto la sua mancanza. Probabilmente tornerà in Italia illegalmente.
L’uomo è stato espulso in quanto considerato socialmente pericoloso. A suo carico risulta un furto di una macchina fotografica, a cui è seguita una condanna a sei mesi di prigione.
Mohamed, dopo aver scontato la pena, ha trascorso altri tre mesi nei Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria prima di essere rimpatriato. Eppure pochi giorni fa il Ministro dell’Interno ha dichiarato che il tempo medio di permanenza nel Cie Romano è di 32 giorni. La media più alta è quella del Cie di Bari: 55 giorni.
La moglie di Mohamed è peruviana. Lavora come badante, a 600 euro al mese. Non ce la fa a pagare l’affitto, così vive con altre 170 famiglie in uno stabile occupato, l’ex hotel Congress di via Prenestina, Roma.
Intanto sul sito Vita.it è apparso un nuovo articolo dedicato all’associazione tunisina “La terre pour tous”, che si occupa di cercare informazioni sui profughi tunisini che si sono imbarcati per l’Italia e di cui si sono perse le tracce. Capita che alcuni di loro siano riconosciuti dai familiari nelle immagini del telegiornale, tra quelli che vengono soccorsi dalle autorità italiane. Eppure da loro non arrivano più notizie.
L’associazione si scontra spesso con lungaggini burocratiche, a proposito del confronto delle impronte contenute negli archivi, o del dna dei corpi recuperati dopo i naufragi.
I nomi di 262 persone sono stati inviati all’ammbasciata italiana dal Ministero dell’Interno tunisino, ma il numero totale dei dispersi potrebbe essere molto maggiore. C’è chi parla di oltre 500 persone, forse anche 700.
Infine si segnala un aggiornamento per quanto riguarda la questione degli stipendi al Cie di Gradisca. Ieri i dipendenti del centro hanno dato vita ad un sit-in contro il mancato pagamento. I lavoratori non ricevono lo stipendio dal mese di febbraio.
Il centro di espulsione al momento è chiuso, e non riaprirà almeno fino all’anno prossimo. I lavoratori sono in cassa in deroga a rotazione.

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