Il toscano rinchiuso nel Cie

Ci ha provato il Corriere Fiorentino a prendere le parti di Ronny, un 21enne di origine albanese, in Italia da quando aveva 3 anni, che è stato rinchiuso nel Cie di Bari in attesa di espulsione. La sua storia è stata raccontata una decina di giorni fa da Redattore Sociale. Il Corriere ha titolato: “Io, toscano rinchiuso nel Cie. L’Albania? Per me è un paese straniero”. Non è riuscito però a mobilitare i suoi lettori in favore del ragazzo. Molti dei commenti esprimono soddisfazione per come stanno andando le cose. L’80 per cento ha cliccato sull’emoticon del viso sorridente.
A pesare c’è il fatto che il ragazzo ha dei precedenti penali per furto e rapina. Lui, nell’intervista dice che ormai da cinque anni è pulito. Qualcuno dei lettori ha fatto una ricerca del suo nome su internet, imbattendosi in un articolo del 2010 nel quale si parla del suo arresto, in occasione dello scippo di una collana d’oro ad una anziana 72enne. L’articolo diceva che il ragazzo, allora 18enne, era figlio del “capo della banda di ladri che aveva terrorizzato piana di Lucca e Valdinievole”.
Nella videointervista il ragazzo racconta che ha provato di tutto per riabilitarsi, ha fatto richiesta per servizio sociale, volontariato, ha provato a cercare un lavoro. Ma senza permesso di soggiorno non può avere un lavoro regolare, e non può chiedere il permesso di soggiorno se non ha un lavoro.
Scrive il Corriere che ora il suo avvocato presenterà ricorso al Tar, appellandosi all’articolo 5 del decreto legislativo 286/98, che prevede che si tenga conto dei legami familiari e territoriali dell’immigrato. In casi simili, secondo il legale, la decisione che è stata presa è stata a favore della permanenza dello straniero in Italia.
Un deputato del Pd ha annunciato una interrogazione parlamentare sull’argomento.
Ai lettori non interessa granché. “Se lo rimanderanno in Albania ce ne faremo una ragione”, scrive uno. “Sicuramente la società non rimpiangerà un rapinatore di meno”, gli fa eco un altro.

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