Reportage da Bologna

Repubblica ha messo online un reportage girato dall’interno del Cie di Bologna.
Immagini drammatiche. Una delle dipendenti del centro scoppia in lacrime davanti alla telecamera, raccontando come si svolge il suo lavoro all’interno del centro. “Non abbiamo vestiti da dare agli ospiti”, dice. “Prima gli davamo delle tute, dei vestiti, dei cambi. Adesso che gli diamo a questi ospiti?”
“I vestiti che abbiamo sono quelli della Misericordia, della vecchia gestione”, spiegano i reclusi. “Quattro mesi con questa tuta, solo con questa. Niente mutande, niente.”
“Da mangiare solo riso, solo pasta”, spiega una reclusa che non vuole essere inquadrata. “Io sono stata in Italia sei anni, so come si mangia bene qua in Italia. Qui non vivo bene.” Racconta di avere già provato a cercare lavoro dopo avere ottenuto un permesso di sei mesi al suo arrivo, ma non ha trovato nulla. Vorrebbe avere più tempo per cercare, ma si trova ad essere rinchiusa pur senza avere fatto niente di male.
Altri reclusi si lamentano per il fatto di non essere identificati per nome, ma per numero. “Come ha fatto Hitler agli ebrei”, dice uno. “Qui non ti chiedono ‘Come ti chiami?’, ma ‘Che numero sei?'”, gli fa eco un altro.
Nelle camere le “reti” dei letti sono blocchi di cemento appoggiati a terra. “Sembra il cimitero”, dicono.
Le finestre sono senza vetri. In alcuni casi si prova a rimediare con giornali e buste di plastica, in altri casi neanche quello.
Nel filmato si vede anche il direttore del centro che spiega: “Il termine con cui le persone trattenute vengono definite, ossia ‘ospiti’, è un termine inappropriato, manifestamente ipocrita”.
Repubblica ha anche messo online il testo completo dell’intervista col responsabile del centro.
Sulla questione degli stipendi, le novità sono che, almeno qui, la Prefettura ha pagato gli stipendi di dicembre ai dipendenti, visto che il gestore non ha la disponibilità per farlo. Il consorzio l’Oasi sta lavorando in perdita. L’asta è stata al massimo ribasso, con una cifra più che dimezzata rispetto alla gestione precedente. Per giunta, il rimborso è proporzionale al numero dei reclusi, senza tenere conto dei costi fissi. E visto che il centro è sottoutilizzato, a causa dei danni dovuti a precedenti rivolte, le entrate non bastano a far funzionare la struttura.
Come aveva previsto il precedente gestore, commentando le condizioni a cui era stato assegnato l’appalto.
A breve verrà tagliata la presenza del medico. Anziché essere presente 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sarà presente per sole 8 ore al giorno, 6 giorni a settimana.
“Bisogna cambiare l’impianto normativo per far diventare questi posti dei centri di assistenza e non dei luoghi di detenzione”, spiega il direttore.
Al momento, la permanenza media effettiva, a Bologna, è di 66 giorni, con picchi di 12-13 mesi.
La permanenza massima, secondo la legge italiana, è fissata in 18 mesi. Se anche il Governo fosse riuscito ad abbassarla a 12, come aveva annunciato, non avrebbe risolto praticamente nulla.
Sul sito di Repubblica c’è una serie di foto scattate all’interno della struttura.

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