La lista aggiornata
La lista dei Cie pubblicata sul sito del Ministero dell’Interno non è aggiornata. Lo scrive Raffaella Cosentino in un appello ai giornalisti, per promuovere una serie di incontri di approfondimento con giuristi e legali dell’Asgi, che si svolgeranno in diverse città italiane. La Cosentino continua a promuovere la campagna LasciateCIEntrare. Dopo avere ottenuto dal nuovo ministro dell’Interno il ritiro della circolare dell’aprile scorso che vietava alla stampa l’ingresso in queste strutture, ora si tratta di sensibilizzare i professionisti dell’informazione per fare in modo che chiedano di poter entrare e che sappiano cosa chiedere una volta dentro.
Sul sito del ministero dell’interno risultano aperti 13 Centri di Identificazione ed Espulsione. Secondo la Cosentino invece i Centri aperti sono solo 11. In questa seconda lista mancano i Cie di Caltanissetta e di Crotone. Perché sono chiusi e da quanto tempo?
La giornalista seleziona tre storie, relative al 2011, che possono rendere un’idea di quello che può succedere nei Cie italiani. La prima è la storia di una ragazza bolognese quattordicenne finita nel Cie per sbaglio. La seconda è la storia di Adama, reclusa nel Cie di Bologna dopo aver subito violenze da parte del compagno. La terza è la storia di Winny e Nizar, moglie e marito, lei olandese, incinta, lui tunisino. La donna si era mobilitata per farlo uscire dal Cie di Trapani Chinisia, in cui lui si trovava nonostante avesse un visto Schengen.
Nell’appello della Cosentino si legge “hai mai pensato di scrivere un reportage o un’inchiesta sui Centri di Identificazione e di espulsione”? Da quando il divieto è stato abolito sia il Tg2 che Tmnews sono entrati nel Cie di Ponte Galeria, pubblicando sul web normali servizi della durata di un minuto e mezzo, che sicuramente non rendono l’idea dei problemi e delle contraddizioni che si generano all’interno delle strutture di questo tipo. Tmnews, per fortuna, ha dedicato un servizio a parte alla storia di Nadia, nata e cresciuta in Italia da genitori marocchini, rimasta a Ponte Galeria per due mesi col rischio di essere “rimpatriata” in un paese che non è mai stato il suo.