Arance etiche
Stamattina dalle 10 alle 14 presso l’atrio della chiesa di Santa Chiara a Napoli si terrà la seconda edizione di “Sos Rosarno, le arance etiche”. L’iniziativa pare sia prevista anche in altre città. Verranno vendute arance solidali, cerrà distribuito di materiale informativo e saranno raccolte firme per due petizioni popolari. La prima chiede il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai rifugiati libici. La seconda chiede il superamento dello ius sanguinis, che non prevede il rilascio della cittadinanza italiana agli stranieri nati in Italia.
La campagna è promossa dall’associazione Equosud e dall’Osservatorio Migranti Africalabria. Non è chiaro quali altre città abbiano aderito all’iniziativa.
Sui siti ufficiali non viene specificato quanti agricoltori e quanti lavoratori fanno parte del progetto.
C’è invece il dettaglio dei prezzi. Le arance da tavola vengono vendute ad 1,20€ al chilo. La cifra viene così suddivisa: 8 centesimi destinati alla raccolta, 30 alla lavorazione, 15 al trasporto, 5 alla promozione, altri 5 alla quota di solidarietà migranti, e i restanti 57 centesimi vanno al produttore. Le arance da succo vengono vendute a 0,90€, mandarini e clementine a 1,57. I lavoratori percepiscono quaranta euro al giorno, più una decina di euro di contributi. Gli agricoltori che non aderiscono al progetto invece pagano i loro lavoratori anche quindici euro al giorno, per poter vendere le arance a dieci-quindici centesimi alla grande distribuzione. La differenza è notevole.
Un lungo articolo su Napoli Monitor spiega nel dettaglio il progetto e i motivi per aderire. L’associazione Equosud non si interessa soltanto di agricoltura, ma anche del modo in cui è organizzata la società, dell’intervento dello Stato, di un nuovo modello si società rurale contemporanea. Una delle cose che viene contestata è la nuova Pac, Politica Agricola Comunitaria, cambiata per venire incontro agli interessi dell’agroindustria. Attualmente la Pac premia la grande proprietà danneggiando i piccoli produttori. Scegliere il commercio equo serve anche a contrastare queste dinamiche.