La coerenza del Pd

Il deputato umbro del Pd Gianpiero Bocci ha presentato alla Camera un’interrogazione nella quale chiede l’apertura di un Centro di Identificazione ed Espulsione in Umbria. L’episodio risale ai primi giorni di agosto. La presenza di un Cie in Umbria, secondo lui, renderebbe più agevole l’identificazione in tempi rapidi dei clandestini sorpresi a spacciare, e creerebbe un deterrente all’arrivo degli altri, garantendo maggiore sicurezza.
La posizione ufficiale del suo partito non è così favorevole ai Cie, luoghi di violazione dei diritti umani, dove gli scontri con le forze dell’ordine e le evasioni sono frequenti, e dove oltre agli spacciatori vengono rinchiusi soprattutto stranieri che non hanno commesso particolari reati. Eppure non sembra che siano arrivate reazioni da parte dei suoi colleghi di partito, o comunque su Terninrete non ce n’è traccia.
A preoccupare Bocci è soprattutto il problema dello spaccio di stupefacenti a Perugia. Problema che lui pensa di risolvere con l’apertura di un nuovo Cie. In realtà per chi spaccia, italiano o straniero, è previsto comunque il carcere. Il guaio è che secondo la legislazione italiana non si può identificare un clandestino mentre è in prigione, ma bisogna aspettare che abbia scontato la pena. Quando lo straniero esce dal carcere, anziché essere lasciato libero, viene trasportato con un lungo viaggio in auto fino al primo Cie disponibile, nel quale è costretto a rimanere per mesi (fino a 18 secondo la nuova normativa), in attesa di un’identificazione che non sempre avviene. Se le autorità del suo paese non collaborano, lo straniero viene rilasciato nuovamente sul territorio nazionale. Se non se ne allontana entro una settimana, diventa nuovamente clandestino, e può essere rinchiuso di nuovo.
Alcuni sindacati delle forze dell’ordine in passato hanno richiesto con forza l’apertura del Cie in Umbria. Tuttavia hanno sempre evitato di far notare che l’avvio delle procedure di identificazione potrebbe tranquillamente avvenire mentre lo straniero che delinque si trova in carcere, riducendo perdite di tempo e denaro dovute alla costruzione di nuove strutture e al prolungamento insensato dei tempi di detenzione.
A chiedere il Cie come soluzione al problema della droga, c’è anche il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, anche lui del Pd.

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