L’espulsione forzata non è più automatica

Qualcuno tra gli addetti ai lavori si è accorto della direttiva europea sui rimpatri, entrata in vigore dal 24 dicembre scorso nonostante sia in netto contrasto con la legge italiana. Il ministero dell’Interno, il 17 dicembre, prima che la direttiva entrasse in vigore, ha emanato una circolare per spiegare ai prefetti e ai questori quali procedure dovranno adottare per evitare lunghi contenziosi, nei casi di espulsione di stranieri irregolari.
La direttiva, e la circolare, prevedono che l’espulsione di un immigrato irregolare non sia un procedimento automatico. All’immigrato deve essere concessa la possibilità di un rimpatrio volontario entro un certo periodo di tempo. Le misure restrittive nei suoi confronti devono essere proporzionate alla minaccia che la persona rappresenta per la pubblica sicurezza. I provvedimenti da prendere vanno valutati caso per caso, e motivati per iscritto.
In questi giorni si parla anche di una sentenza della corte costituzionale che permette di non condannare i clandestini per il reato di clandestinità, se si riesce a dimostrare che c’era un giustificato motivo per cui gli interessati non hanno abbandonato il Paese, ad esempio la condizione di indigenza.
In un lungo articolo su Melting Pot, il professor Fulvio Vassallo Paleologo fa il punto sulla situazione legislativa attuale, alla luce della circolare, della direttiva e della sentenza.
Tra le conclusioni che trae, quella che bisogna rivedere la legge italiana per armonizzarla con la direttiva europea, e che bisogna porre un termine alla moltiplicazione dei Centri di Identificazione ed Espulsione, visto che il loro ruolo viene fortemente ridimensionato dalle norme europee.
In questi giorni in Italia è avvenuto qualche episodio che dimostra che il comportamento delle forze dell’ordine non si è ancora adeguato completamente alle nuove direttive.
L’avvocato Salvatore Fachile, ai microfoni di Radio Onda Rossa, prevede che ci sarà un’estrema discrezionalità da parte dei giudici di pace nel decidere se applicare o no la normativa europea.
Vassallo Paleologo prevede probabili ricorsi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e forse anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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