L’Italia non recepisce la direttiva europea sui rimpatri

Sarebbe dovuta entrare in vigore entro il 24 dicembre scorso, la direttiva europea del 2008 sul rimpatrio degli immigrati irregolari. Invece l’Italia non solo non l’ha ancora recepita, ma non ha ancora iniziato il processo di recepimento. “C’è un voluto silenzio di fronte a questa direttiva, per continuare ad alimentare la fabbrica della paura”, ha detto Gianfranco Schiavone, consigliere nazionale Asgi, a Diritto Di Critica.
Nata nel 1990 l’Asgi, Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione, riunisce avvocati, docenti universitari, operatori del diritto e giuristi con uno specifico interesse professionale per le questioni giuridiche connesse all’immigrazione.
Tra i suoi scopi, quello di promuovere l’informazione, la documentazione e lo studio dei problemi giuridici attinenti l’immigrazione e la condizione dello straniero in Italia e in Europa. L’associazione cerca di mettere in luce i problemi giuridici causati dal fenomeno dell’immigrazione, vuole contribuire allo studio dell’armonizzazione delle legislazioni, promuove studi, incontri, congressi, anche in collaborazione con altre associazioni simili a livello europeo, e fornisce assistenza legale per l’affermazione e la tutela dei diritti dello straniero.
Nessuno dei principali siti web d’informazione ha dedicato spazio al mancato recepimento di questa direttiva. La quale è in contrasto con l’attuale politica italiana i materia di espulsioni. L’Europa infatti ha stabilito il rimpatrio volontario, ovvero un periodo fino a 30 giorni per consentire all’immigrato di tornare al suo paese. Se l’immigrato sceglie quest’opzione, l’Italia non potrebbe imporre un termine inibitorio del reingresso.
Al momento gli immigrati espulsi non possono tornare in Italia per almeno 10 anni.
Ci sono poi alcune norme sulla privazione della libertà che prevedono una detenzione massima di 18 mesi, mentre alcuni meccanismi della Bossi-Fini, spiega l’articolo su Diritto di Critica, portano a detenzioni tra i 3 e i 5 anni in caso di mancata esecuzione dell’allontanamento.
C’è qualche altro stato europeo nelle nostre condizioni? Che intenzioni hanno i nostri politici? Che sanzioni sono previste in caso di mancato recepimento? Perché nessun giornalista pone loro certe domande?

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