Statistiche dall’Umbria

Postati in Toscana, Umbria su maggio 27, 2012 da blogger

La polizia in Umbria ha diffuso le statistiche di un anno di attività, tra maggio 2011 e maggio 2012.
I provvedimenti di espulsione emessi dalle questure di Perugia e Terni sono stati rispettivamente 499 e 257.
Gli stranieri effettivamente accompagnati al Cie o alla frontiera invece sono stati, rispettivamente, 282 e 29.
Non sappiamo quanti di loro siano stati allontanati dal territorio nazionale, quanti siano stati rilasiati o siano evasi, e quanti invece si trovino tuttora in attesa di identificazione.
Sul fronte della criminalità si segnalano le preoccupazioni suscitate dalla diffusione degli stupefacenti. Quasi il 40 per cento delle persone arrestate nel corso dell’anno aveva a che fare con la droga.
Le statistiche però non specificano quanti di questi erano italiani.
Scrive l’Asca che sono stati sequestrati circa 200 kg di hashish (droga leggera) e due kg e mezzo di cocaina. L’Adnkronos invece, riportando soltanto i dati di Perugia, parla di 179 kg di marijuana, 25 kg di cocaina, 2,3 di eroina.

In Umbria non c’è un Cie. Le persone da espellere vengono portate nelle regioni vicine, o in quelle lontane se le prime sono al completo. Le statistiche diffuse ieri però non dicono nulla a proposito di questo aspetto della questione. In questi giorni il centrodestra è tornato a sollecitare l’apertura di un centro di espulsione nella regione.

Ieri a Firenze si è svolto un’incontro sul tema “Quali alternative ai Cie?”, nell’ambito di Terra Futura. Erano presenti Cecile Kyenge, della Rete Primo Marzo, rappresentanti di Medu (Medici per i Diritti Umani) e dell’Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Mozione in Umbria

Postati in Umbria su maggio 26, 2012 da blogger

Il consigliere Zaffini, di Fare Italia, ha presentato in Umbria una mozione sottoscritta da alcuni colleghi di Udc, Pdl e Ln, per chiedere di realizzare un Centro di Identificazione ed espulsione nella regione.
Secondo lui il Cie è “uno strumento indispensabile per garantire la sicurezza di tutti”, essendo “capace di accogliere immediatamente i clandestini in attesa di identificazione e di rimpatrio”.
Il Cie tutelerebbe anche gli immigrati regolari che “subiscono quotidianamente un clima di intolleranza dettato dalla paura”.
Sarebbe un modo per snellire le procedure di allontanamento dei clandestini e decongestionare le strutture detentive “già gravemente compromesse dai fenomeni di sovraffollamento e della carenza sistematica di organico”.
A motivare le preoccupazioni, gli episodi di violenza verificatisi negli ultimi mesi. Un assalto in villa con stupro, guerriglia urbana, aggressioni alle attività commerciali, e la permanente attività di spaccio.
La Regione, secondo Zaffini, dovrebbe concertare con le amministrazioni locali una soluzione ubicativa, e con il Ministero adeguati incrementi di organico delle forze dell’ordine.
Questi ultimi due punti sono ostacoli notevoli. Quando l’ex ministro Maroni provò a istituire nuovi centri di espulsione, trovò sempre una forte opposizione da parte delle popolazioni locali. Nessuno voleva il centro vicino casa. Per quanto riguarda gli incrementi agli organici delle forze dell’ordine, lo Stato non ha mai trovato abbastanza risorse, tanto che in questi giorni, a Modena, ben sette sindacati di polizia hanno dichiarato che piuttosto che lavorare in queste condizioni sarebbe meglio chiudere il Cie.
Per quanto riguarda la speranza di decongestionare le strutture detentive, anche qui c’è un ostacolo. Perché le pratiche di identificazione restano bloccate finché lo straniero rimane in carcere. Quando esce, dopo mesi o anni, non può essere espulso perché le procedure di identificazione devono ancora iniziare. Viene quindi portato nel Cie, dove può rimanere un altro anno e mezzo. Se entro questo tempo nessuno stato estero lo ha riconosciuto come proprio cittadino, lo straniero viene rilasciato sul territorio nazionale. E questo succede molto, molto di frequente. Inoltre nel Cie finiscono anche stranieri che non hanno commesso nessun reato, e potrebbero attendere l’espulsione a piede libero, senza necessariamente essere rinchiusi assieme ai criminali.

Spoleto Online ha riportato il comunicato titolandolo “Per Zaffini la Cie: ‘un esigenza bipartisan’”. La Cie è la carta di identità elettronica. Tanto per confondere le idee.

Class action contro il Cie

Postati in Emilia Romagna, Milano, Modena, Toscana su maggio 25, 2012 da blogger

Il 7 giugno a Modena si svolgerà un’assemblea pubblica nel tentativo di dare vita ad una class action finalizzata alla chiusura del locale Centro di Identificazione ed espulsione. Ad organizzare l’evento, la Rete Primo Marzo, che ha preso posizione dopo l’ultima evasione di massa dalla struttura. In questi giorni anche i sindacati di polizia si sono schierati, in un comunicato firmato da ben sette sigle. “Senza risorse aggiuntive, il Cie deve essere chiuso”, hanno scritto.

A Pisa sette persone sono state portate nei centri di espulsione nel giro di una settimana. Tre donne macedoni sono finite a Bologna, un loro connazionale a Gorizia, due albanesi a Bari, un brasiliano a Milano. I siti web riportano la notizia con la solita formuletta standard “Tutti saranno rimpatriati nei prossimi giorni nei rispettivi paesi di origine”. Sappiamo che in molti casi non è questione di giorni, ma di mesi. Sempre che non ci sia un’evasione, o problemi nell’identificazione che impediscano il rimpatrio. Comunque, la stampa locale non seguirà la loro storia fino alla fine.

A Reggio Emilia tre extracomunitari sono stati accompagnati nei Cie. La stampa online non ha specificato né la loro nazionalità, né la città in cui sono stati portati. L’attenzione è caduta tutta sui vasetti con le piantine di marijuana sequestrati ad un 19enne italiano.

La Cassazione intanto ha annullato la sentenza nei confronti dell’ispettore di polizia del Cie di Milano accusato di violenza sessuale, concussione sessuale, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L’uomo era stato condannato a sette anni e due mesi, ha già scontato un anno e tre mesi. Gli avvocati hanno spiegato che “le prove raccolte non sono valide. Ad accusarlo furono alcuni trans clandestini, destinati all’espulsione, che avevano tutto l’interesse ad accusare il poliziotto per poter restare in Italia come testimoni di giustizia”. Ora sembra che bisognerà ripetere il processo.

Le sbarre più alte

Postati in Bologna, Modena, Roma su maggio 24, 2012 da blogger

L’associazione Medici per i Diritti Umani ha stilato un nuovo rapporto sul Cie di Ponte Galeria, Roma, dopo avere analizzato i dati statistici e le dinamiche di funzionamento. Secondo l’associazione, solo il 39 per cento degli stranieri passati dal centro di espulsione è stato effettivamente espulso. Meno della metà. Questo dimostra che la struttura, oltre che costosa e incapace di garantire il rispetto dei diritti umani, è anche inefficiente. E l’inefficienza sta aumentando, se è vero che negli anni scorsi questo dato non era mai sceso sotto il 47 per cento. Gli stranieri che sono riusciti ad allontanarsi nel 2011 sarebbero 265. Un dato incredibile, tenuto conto che nei due anni precedenti la cifra era compresa tra i 10 e i 14.
Il rapporto, dal titolo “Le sbarre più alte”, non è stato ancora pubblicato sul sito dell’associazione, ma è già disponibile su Melting Pot.
E, il mensile di Emergency invece è rimasto colpito dal dato sulla presenza dei rumeni nel centro, pur facendo confusione tra i dati del 2011 e quelli dell’anno precedente. Nel 2010 la nazionalità più presente era quella rumena, con 516 presenze. Nel 2011, la Romania è al terzo posto, con 304, superata da Tunisia (619) e Nigeria (307). Il dato desta perplessità perché i rumeni sono cittadini comunitari, e potrebbero essere espulsi solo in casi eccezionali. L’associazione segnala il rischio di “possibili abusi”, da verificare caso per caso.

Intanto a Modena sono i poliziotti a chiedere che il Cie venga chiuso. Tramite i loro sindacati hanno fatto sapere che a causa della carenza di organico e dei tagli alla sicurezza “siamo ormai allo stremo”. “In queste condizioni si mette a repentaglio la sicurezza di chi quotidianamente lavora all’interno dei Cie”, scrivono, dopo l’ultima evasione di massa in cui alcuni agenti di vigilanza sono rimasti feriti. La polizia ha cercato in ogni modo di prevenirla, ispezionando accuratamente le camerate, rinvenendo una scala realizzata con coperte e pezzi di lavandino. Nonostante gli sforzi, 15 dei reclusi sono riusciti ad allontanarsi e a far perdere le loro tracce.

Nella vicina Bologna, città in cui c’è un altro centro di espulsione, l’associazione Ya Basta ha lanciato una petizione che ne chiede la chiusura. Hanno già aderito l’onorevole Zampa, del Partito Democratico, Cecile Kyenge, della Rete Primo Marzo, esponenti di Arci, Sel, FdS, e di varie associazioni.

L’ultimo reportage dal Cie di Trapani, che avevamo letto ieri su Melting Pot, è stato ripubblicato anche da Terre Libere.

Reportage da Trapani, rivolta a Modena

Postati in Modena, Trapani su maggio 23, 2012 da blogger

Melting Pot pubblica un reportage di Alessio Genovese dal Cie di Serraino Vulpitta, in cui è entrato al seguito dell’onorevole Siragusa del Pd.
Nelle testimonianze raccolte si parla di frequenti atti di autolesionismo, e di Rivotril (ansiolitico) somministrato ai reclusi più disperati.
Sono stati incontrati stranieri che affermano di avere presentato una richiesta di asilo, motivata dalla situazione nel loro paese di origine, ma che nonostante questo non sono stati portati in un Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo.
Uno degli stranieri ha detto che vorrebbe essere rimpatriato in Albania piuttosto che rimanere rinchiuso, eppure è lì da due mesi.
Il Cie di Serraino Vulpitta è tristemente noto per la strage avvenuta nel 1999, in cui sei stranieri morirono in cella nel corso di un incendio.
Il centro è un edificio progettato per tutt’altri scopi, inadatto ad essere una struttura detentiva. Si pensava che sarebbe stato chiuso dopo l’apertura dell’altro Cie di Trapani, in contrada Milo. Il nuovo centro, però, è stato inaugurato da mesi, senza che quello vecchio sia andato in pensione.
Sembra che perfino la direttrice del centro abbia confermato che il prolungamento del tempo di reclusione ad un anno e mezzo, deciso dal precedente governo, ha peggiorato la situazione, rendendo le fughe e le proteste più frequenti.
Si è parlato anche di precarie condizioni sanitarie e di scarsa qualità del cibo, dovute alla scelta da parte del Governo di cooperative che offrono servizi al prezzo più basso. L’articolo scrive “intorno ai venti euro ad ospite”, quando alcuni centri italiani finora costavano 70 euro ad ospite, la media era attorno ai 50, la base d’asta attuale è 30.

Intanto da Modena si segnala una evasione di massa. In ventisei si sono fatti largo con spranghe ricavate dalle reti dei letti, ferendo due finanzieri e un militare. Scrive l’Ansa che almeno la metà di loro sarebbe stata catturata dopo la fuga e riportata nel centro. L’agenzia non fa notare che la fuga è avvenuta a pochi giorni da varie proteste che avevano fatto salire il livello di allarme attorno alla struttura. Nel tentativo di prevenire una fuga di massa, le forze dell’ordine avevano ispezionato il centro, nei giorni scorsi, sequestrando una scala realizzata con coperte e pezzi di lavandino. A quanto pare questo non è servito a mandare a monte i piani dei reclusi.

Scrive Melting Pot che il ministro Cancellieri aveva dichiarato alla Commissione diritti umani del Senato che “è opportuno far presente che l’attenzione verso le condizioni di vivibilità nelle strutture in questione resta uno dei punti di maggiore delicatezza a cui sono particolarmente sensibile”. Tuttavia l’articolo fa anche notare che “contemporaneamente il Governo sta finanziando la costruzione di nuovi Cie. e l’adeguamento di quelli già esistenti in totale continuità con le politiche dei governi precedenti”.
In questi giorni la stessa Commissione compare nelle cronache perché sta studiando l’opportunità di inserire il reato di tortura nell’ordinamento italiano.

Nessuna novità

Postati in Uncategorized su maggio 22, 2012 da blogger

Nessuna novità nel dibattito politico, dopo il ferimento di due agenti e le denunce dei sindacati di polizia a proposito della carenza di personale al Cie di Gradisca, e la denuncia degli sprechi, il cosiddetto “gioco dell’oca” che porta a trasferire i clandestini da una parte all’altra d’Italia per poi riportarli al punto di partenza.
La segnalazione del Sap è rimasta apparentemente inascoltata. Sappiamo che il sottosegretario all’Interno ha visitato di recente almeno un Cie, tuttavia non sembra avere rilasciato delle dichiarazioni che facciano capire che cosa il Governo intende cambiare nella gestione del sistema dei centri di espulsione. Nel corso della campagna LasciateCIEntrare, alcuni politici hanno dichiarato che c’è una continuità tra questo Governo e il precedente, a parte l’uso di un linguaggio diverso.
Il governo Monti ha stanziato fondi per la riapertura dei due centri di espulsione di Santa Maria Capua Vetere e Palazzo San Gervasio, nati come strutture provvisorie e chiusi a seguito di alcune rivolte. Tuttavia l’opinione pubblica non è molto informata a proposito dei tempi previsti per la riapertura. 19 prostitute fermate a Caserta nei giorni scorsi sono state portate a Ponte Galeria, vicino Roma, quindi supponiamo che questi centri non siano tutt’ora in funzione. Altri Cie, chiusi a seguito delle rivolte, hanno ripreso a funzionare o sono in via di riapertura. Quello di Gradisca, che in origine aveva una capienza superiore ai 200 posti, ha lavorato finora a regime ridotto, potendo ospitare una sessantina di stranieri. Ora, dopo la fine di una parte dei lavori, la sua capienza supera i cento posti. Ma i poliziotti temono che, se non arrivano rinforzi, nel giro di poche settimane il centro tornerà ad essere inagibile.
Gran parte delle notizie che riguardano i Cie restano confinate in cronaca locale. I siti web riassumono i comunicati che ricevono, e poi non approfondiscono, né seguono gli ulteriori sviluppi della vicenda.

Trasferimenti a Gradisca

Postati in Gorizia su maggio 21, 2012 da blogger

47 immigrati sono stati trasferiti da Trapani e Caltanissetta al Cie di Gradisca, che ha appena rimesso in funzione alcune camerate, chiuse da mesi a seguito dei danni dovuti alle rivolte. Fino a giovedì il Cie, progettato per ospitare 200 persone, poteva accoglierne soltanto 26.
Subito sono cominciati i problemi. Uno degli stranieri ha tentato la fuga, inseguito da un poliziotto che si è fatto male a un ginocchio, con cinque giorni di prognosi. E’ andata peggio ad un suo collega, che si è slogato una caviglia intervenendo durante una protesta in cui i reclusi hanno danneggiato i cavi dell’allarme. Quindici giorni di prognosi.
I sindacati di polizia avevano già preannunciato che ci sarebbero stati dei problemi. Secondo il Sap c’è bisogno di una squadra aggiuntiva della mobile di dieci uomini per turno. A quanto pare gli operatori dell’ente gestore che lavorano a contatto con gli immigrati sono soltanto due.
Tre degli stranieri appena arrivati erano tossicodipendenti. Visto che il centro non è attrezzato a riceverli, è stato necessario riportarli nel sud Italia, a Bari, pagando il biglietto aereo per loro e per gli uomini della scorta.
Altri tre stranieri sono stati coinvolti in un specie di gioco dell’oca. Sbarcati in Sicilia, sono stati trasferiti a Gradisca. Da qui, sono stati portati di nuovo in Sicilia, perché solo lì c’è il consolato tunisino deputato ad accertare la loro volontà di rimpatrio ed emettere il necessario lasciapassare provvisorio. Che per qualche motivo non è stato concesso. Quindi i tre sono stati riportati a Gradisca, al punto di partenza. Almeno, così la racconta il Messaggero Veneto.
Scrive il Piccolo che la capienza attuale del centro è di 118 posti contro i 68 dichiarati finora (che però non venivano mai riempiti). In orgine il Cie di Gradisca aveva una capacità di 248 posti. I poliziotti sono scettici. Nel giro di poche settimane, se non si prendono provvedimenti, verrà distrutto tutto quello che è stato ricostruito in un anno di lavori.

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